Il convento di Padre Filippo fu abitato dai frati riformati di San Francesco; ma per il lungo abbandono in cui erano stati lasciati, il convento e la chiesa ebbero bisogno di importanti restauri, che il padre Glynn portò a compimento, ultimamente vi sono stati eseguiti nuovi lavori di ampliamento  per iniziativa del padre Grath ; e il convento dotato di un altro fabbricato, che gli è sorto accanto, accoglieva i numerosi alunni di quell'Istituto i quali venivano a passarvi la villeggiatura estiva. La balaustra dell'altare maggiore non è originaria della chiesa, ma venutavi dalla demolizione di quella di Santa Maria in Posterula in Roma, è ritenuta opera esimia della scuola di Gian Lorenzo Bernini.
Consta di due parti monolitiche in marmo ad identico motivo ornamentale, con putti alati sostenenti i capi e il mezzo dei drappi frangiati.
Nubi di gloria formano il basamento sul quale insistono le figure, alludendo nell'insieme al Sacramento dell'Eucarestia, dove i putti sostengono il corporale innanzi a chi si accosta alla Sacra Mensa.
L' altare Maggiore ha il ciborio che è buon lavoro dei primi anni del sec. XVII, ma manca dell'icone originaria di Santa Maria del Campo, che i p.p. Agostiniani hanno sostituito con quella della Madonna del Buon Consiglio.
L'antica icone, eseguita forse l'anno 1483 per legato di Nardo di Matteo Arcangeli che vi destinava la somma di scudi dieci, probabilmente è quella che ora trovasi appesa ad una parete della cella n° XVI del convento, la quale è bella Madonna di scuola romana.
Il coro porta in alto una tela ad olio e cornice di stucco raffigurante San Pio I papa seduto, con triregno piviale e rocco papale, in attodi benedire.
Ma largamente rimpiastricciata nel sec. XVII, non può distinguersene ne la scuola ne l'epoca in cui fu fatta.
Le porticine d'accesso sopportano due statuette in legno scolpito, rappresentanti San Pietro e San Paolo.
Padre Filippo, da Massa, minore francescano, aveva favore presso il Pontefice Pio II, e da lui ottenne di poter erigere due conventi, l'uno a Palombara Sabina e l'altro a Genazzano, le cui chiese godessero le indulgenze dell'ordine serafico.


Il Breve col quale si fa la concessione, riportato dal Vaddingo negli annali dell'Ordine Francescano ( Tom. XIII, P. 137 ) ha la data del 25 ottobre 1458; e nei riguardi di Genazzano è specificato che il convento si sarebbe eretto " Prope ecclesiunculam S. Mariae de Campo ".

Questo ricordo storico dell'origine del convento di San Pio ci porta ad illustrare la località.
Non a caso il Padre Filippo scelse a Genazzano, e in Genazzano quel sito, per fabbricarvi uno dei suoi conventi.
Di magnifica amenità, vi rimanevano pur anche vetuste rovine di grandezza della Villa, che noi, seguendo il Senni, attribuimmo ad Augusto; e frequentata dai suoi successori, era ora chiamata di Antonino Pio, forse perché gli Antonini furono gli ultimi imperatori ad abitarla.
Il luogo illustre avrebbe dato più rinomanza alla sua opera. Purtroppo della Villa nulla più rimane presentemente che ce ne indichi lo spessore.

Ma non doveva essere così in quel tempo, se ancora il  Cecconi nella storia di Palestrina ( a. 1766 ) cene addita le " Superbe Vestigia ", il Senni nelle Memorie di Genazzano ( 1838 ) ce ne descrive un lungo fabbricato di cui riporta le misure, e il Caroselli ricordava che da giovane vi osservò le antiche stanze del " Praetorium " , lastricate di pregevoli mosaici, inconsultamente distrutti per mettere a coltura pochi metri di terreno.
Di recente (1910) altri pavimenti di stanze son venuti alla luce, pure formati da mosaici di squisita fattura, che fortunatamente trasportati a Roma, rimangono conservati nel Museo Nazionale delle Terme.

La Villa dette origine a Genazzano, che la popolazione, presso raccolta in un "Castrum", lo diserto', quando nel secolo X fu costretta a erigersi una rocca per difendersi dalle invasioni dei Saraceni.

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