I Colonna e la disfida di Barletta

Genazzano non è un paese come tanti altri e lo si capisce subito, appena varcata la trecentesca porta Romana per risalire fin sopra li Castello Colonna tra vicoli, vie, portali, finestre quattrocentesche, bifore, chiese, torri, il tutto racchiuso in una cittadella che invita Il visitatore a un sereno e profondo raccoglimento.

Un borgo medievale che per la sua ricchezza culturale e monumentale, potrebbe diventare un museo: strategicamente importante per la famiglia Colonna, vide la nascita di Oddone Colonna, poi divenuto Papa Martino V, del grande condottiero Prospero Colonna, di Giovanni de Carlonibus detto Brancaleone che nel 1503 difese l’onore ed il valore degli Italiani innanzi al mondo nella celeberrima Disfida di Barletta.

Si narra che nel lontano 1504 il Signore di Genazzano Prospero Colonna nella ricorrenza di tale battaglia, volesse festeggiare la vittoria, invitando a far festa nel Palazzo tutto Il popolo e, in segno dl gratitudine ed allegrezza distribuiva una pioggia dl monete oltre al regalo del vino e del pane e istituì un torneo Cavalleresco.

Questa cerimonia fu poi ripetuta anno dopo anno trasformandosi ed ampliandosi con nuove manifestazioni, nacque cosi li Palio di Brancaleone, che si tiene ogni anno a Genazzano l’ultima domenica di Maggio.

 

Immaginate di tornare indietro nel tempo e andate nel 1503 anno della celeberrima “ Disfida “, dei Principi Colonna, di Brancaleone, e recatevi a Genazzano nel suo Centro Storico, in quello stupendo borgo medievale, entrate nel Castello Colonna e vedrete 13 cavalieri italiani contro 13 cavalieri francesi e tutt’intorno gonfaloni, bandiere, fiaccole, arcieri, sbandieratori, paggi, popolane, nobili e tamburini il tutto accompagnato da musiche rinascimentali mirabilmente eseguite.

Un evento e un avvenimento ormai tradizionali nell’agenda turistica dell’ultima settimana di maggio a cui invitiamo tutti coloro che vogliono vivere un’esperienza affascinante, ricca di colori, di musiche e di cavalleresche prove, in una sfida tutta da vivere e da vincere tra i sei rioni che si contendono il “ Palio di Brancaleone “  
Numerosi furono i Colonna presenti a Barletta al tempo della Disfida:
Prospero, Fabrizio, Marcantonio, Ottaviano e Pompeo, questi ultimi due fratelli. Ma solo i primi nelle vesti di protagonisti, mentre gli altri tre svolsero un ruolo alquanto marginale: Marcantonio, non va confuso col grande omonimo condottiero che, nello stesso secolo, nel 1571, sgominerà i Turchi a Lepanto. E’ vero che si distinse a Cerignola, ma poi ne perdiamo le tracce cammin facendo. Di Ottaviano, Consalvo si valse come autorevole ambascia­tore presso Massimiliano d’Asburgo, per sollecitare i rinforzi tanto attesi.
I grandi capitani al seguito di Consalvo furono i primi due Colonna, Fabrizio e Prospero, che nella lunga genealogia della illustre casata romana occupano un posto di assoluto rilievo. Non solo e non tanto per quello che fecero durante la guerra nel napoletano, ma soprattutto per le innumerevoli imprese militari delle quali si sarebbero resi protagonisti nel corso della lunga guerra franco-ispanica durata quasi trent’anni.

 

PROSPERO COLONNA

L’illustre capitano nacque nel 1452. Partecipò attivamente alle lotte della sua illustre casata contro gli Orsini, in quel momento alleati del Papa, per cui fu dichiarato ribel­le e bandito da Roma nel 1482. Fu al fianco di Alfonso d’Aragona con­tro Sisto IV, successivamente fu con Papa Innocenzo VIII contro Fendi­nando I d’Aragona.

Appoggiò ini­zialmente Carlo VIII quando calò in Italia ed occupò il reame di Napoli, ma successivamente si pose al fianco di re Ferrandino per la riconquista del Regno (1495). Quando Luigi XII ritentò l’impresa di Carlo, nel 1501, Prospero si pose al servizio degli Spagnoli nella guerra contro la Francia.
E’ in questa circostanza che lo troviamo fra i protagonisti della Disfida di Barletta. Insieme al cugino Fabrizio scelse infatti i tredici campioni italiani che affrontarono quelli francesi nella celebre tenzone.

Nel 1521 Carlo V gli conferì il comando del suo esercito in Italia per scacciarne i Francesi. Prospero li sconfisse prima a Milano, nella vittoria della Bicocca, e poi a Genova. Anche se provato dagli acciacchi e dagli anni (ne contava ormai settanta), tentò ancora di contrastare la riconquista di Milano. Fu la sua ultima impresa, perché nel capoluogo lombardo morì nel dicembre del 1523.

 

FABRIZIO COLONNA

In quanto cadetto, era destinato alla carriera ecclesiastica, ma fuggì e si diede alle armi.

Cominciò col prendere parte alla guer­ra di Otranto contro i Turchi (1481). In un primo momento si schierò con Papa Innocenzo VIII contro Ferdinando I d’Aragona e quando Carlo VIII scese in Italia si pose al suo servizio.

Ma in seguito, insieme a suo cugino Prospero, passò al servizio di Ferrandino, contribuendo alla cacciata dei Francesi dal Regno (1495).

Federico d’Aragona lo nominò signore di Roveto e gli affidò il suo esercito. Ritornati i Francesi con Luigi XII nel napoletano (1501), Fabrizio difese Capua, ma fu fatto prigio­niero.
Per la sua perizia nella conduzione delle cose militari, il Machiavelli ne fece uno dei principali interlocutori nei suoi dialoghi sull’arte della guerra.

 

 

POMPEO COLONNA

Pompeo era un chierico, dedito però anche alle armi, cosa niente affatto infrequente per quei tempi, così nella guerra del napoletano si distinse più per il suo coraggio, che per le funzioni religiose che officiava al campo.

Come ci racconta Paolo Giovio nella biografia che gli dedicò, Pompeo avrebbe volentieri voluto far parte del gruppo dei tredici, ma ne fu dissuaso da suo zio Prospero

 

 

 

(. Giovio riferisce: “ Tra i cavalieri italiani desiderava molto di essere annoverato Pompeo; ma per la severità dello zio Prospero che gli rinfacciava non havea anchora spuntato il primo pelo, fu spaventato da lui di cosi grave impresa; ottenne nondimeno di poter stare a vedere il valore degli altri e di portare in habito di scudiere, la lancia e l' elmo a Giovanni Capocchio, cavalier romano. Io gli ero udito spesso ricordare quella ha onorata battaglia).   

In seguito segnalato in numerose azioni militari, cominciò proprio a Barletta a fare le sue prime esperienze; si distinse infatti nella battaglia di Cerignola e nello stesso anno sul Garigliano.
Mori nella città partenopea, nel 1532, lodato per la sua infaticabile energia, ma al tempo stesso odiato per il suo cinismo e la sua spietatezza.

   
Cesare CAROSELLI – La Disfida di Barletta- Palazzo Comunale

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