Brancaleone

BRANCALEONE DI GENAZZANO E LA DISFIDA DI BARLETTA

Giovanni Brancalone è detto da tutti gli storici e cronisti, “ Bracalone “; soltanto dal Passaro e dal Summonte vi eri nominato Brancaleone. Il Gregorovius nella Storia della città di Roma dice che Giovanni Bracalone di « Genazzano » (1) era vassallo dei colonnesi, e riferisce un'iscrizione che si legge nella chiesa di S. Pantaleone, comunemente detta S. Pantaleo, in Roma. Ma il Faraglia rivendica al Melchiorri la priorità della pubblicazione di essa (2).
Brancaleone, ossia Giovanni De Carlonibus Bracalone di Genazzano fu uno dei tredici cavalieri italiani che nel 1503 affrontarono in combattimento altrettanti cavalieri francesi per l’onore della patria italiana.
Lo troviamo al seguito di Pompeo Colonna quando questi, alla morte di Alessandro VI, venne incaricato dal nuovo pontefice di rimpossessarvi delle terre che il Valentino aveva sottratto alla famiglia Colonna.
Giovanni Bracalone fu anch’egli nella battaglia di Ravenna, militando con Mariano Abignente nella compagnia di Prospero Colonna.
 

Il Giovio lo ricorda inoltre nella Vita di Pompeo Colonna.. quando questi lasciate le armi e già iniziato nel sacerdozio era per venire a battaglia con un cavaliere spagnolo; il Bracalone tolse su sé di combattere, non essendo in armonia con lo spirito cristiano impugnarsi le armi da chi era rivestito di ordini sacerdotali.

Ma lo Spagnolo, respingendo il Bracalone, insultò Pompeo con libelli e mandò un banditore a pubblicare che s'era rifiutato di combattere. Il banditore fu ammazzato dai colonnesi, onde seguirono piati, che possono leggersi in Giovio nella Vita del Cardinale, ecc., p. 304, voI. II, 1567.

Fin qui il Faraglia nell' Ettore ecc. pag.215, dove inserisce vari documenti. Nella Disfida di Barletta poi a pag. 70 racconta come nel 1515 il signor Prospero si trovasse contro i Francesi a piedi delle Alpi ed avesse posto gli alloggiamenti a Villafranca.

La guardia del castello era affidata a Cesare Fieramosca, fratello di Ettore. Un giorno che il Colonna aveva ordinato ai suoi di tenersi pronti alla partenza, mentre i soldati andavano attorno per radunare armi e masserizie, mille cavalli francesi, dei migliori, condotti dai signori de la Palisse, D' Aubigny e di Bayard, vennero di gran corsa sotto le mura, e veduto ch'esse erano sguarnite di uomini, trovata la porta aperta, entrarono in Villafranca con grande impeto.

Gli uomini d'arme sorpresi non ebbero manco il tempo di prendere le armi; solo Giovanni Bracalone, il quale in quella guerra militava come capitano degli arcieri, tentò di fare resistenza, ma invano, perché i Francesi oppressero i suoi con l' impeto dei cavalli e con le lance, ed egli, ferito fu fatto prigioniero. Giovanni Bracalone morì nel 1525 a Genazzano,  e fu sepolto nella Chiesa di San Nicola dove una lapide sul pavimento lo ricorda.

(1) Anche il Cantalicio lo dice di Ghinazzano. Frate Niccolò Gasparino lo chiama, Gioanne da Ginazzano (per soprannome detto il Bracalone).

(2) Il Melchiorri riporta tale epigrafe, dalla quale saggiamente ritrae come Bracalone abbia avuto una figlia per nome Laudomia maritata a Francesco Biscia. Il figlio di costui Bernardino pose quella memoria, nella quale sopra ogni altra cosa si dà vanto a Laudomia per essere stata figlia di quel Giovanni Bracalone- D.O.M. LAVDOMIAE IOANNIS BRACHALONI QUI INTER TREDECIM ITALOS CUM TOTIDEM GALLIS CERTAVIT ET VICIT….  Tale lapide, erosa dal tempo, è in parte illeggibile, onde ne fu messa una più in alto che ne è la copia fedele.

 

Dai documenti riportati in seguito nella loro integrità perché inediti e di somma importanza rimane poi indiscutibilmente assodato che il vero cognome di questo guerriero fu De Carlonibus, che egli fu romano e domiciliato a Genazzano, dove esiste ancora oggi la sua casa. Sul portone di questa vi è il vero stemma dei Bracalone.(3)


Brancaleone morendo lasciò quattro figli: Laudomia, nata nel 1508; Marcantonio, nato ne11514; Prospero, nato nel 1520e Fr. Antonio, Cavaliere Gerosolimitato. Gli ultimi Bracaloni che risiedettero nel nostro paese furono i figli Giacomo e Gian Piero Bracaloni, tra cui Gaudenzio, morto nel 1734 a Saverio Alessandro Giuseppe Antonio, nato nel 1710. Inoltre in S. Pantaleo a Roma, presso la prima arcata a cornu Evangeli, vicino all'altare maggiore si trova la lapide della figlia del nostro prode Cavaliere, Laudomia.-riportata nella nota (2)-
Ecco ora un elenco di altri atti pubblici riguardanti Giovanni de Carlonibus detto Bracalone, esistenti nell' Archivio di Genazzano. Si noti la progressiva trasformazione del cognome.


In data 23 Giugno viene riportato l’inventario e il Testamento di Giovanni de Carlonibus, altrimenti detto Giovanni Bracalone, rinvenuto fra gli atti del notaro Giovanni Antonio Siciliano nell' Archivio notarile di Genazzano:
Actum Jenezani  domo dicti quondam Domini Ioannis, testes Marcus de Coccare, et Ambrosius Cole montis Fortini, omnes de Jenezano ».
Copia semplice dell' inventario dei beni lasciati da Giovanni de Carlonibus, soprannominato Bracalone, cittadino romano, morto nel 1525 in Genazzano, ove erasi domiciliato ; estratta dai protocolli del notaro Giovanni Antonio Siciliano, che si conservano nell' Archivio notarile di Genazzano. Prot. dell'anno 1524 al 1526, foglio 51:

  • 1504.Bracalone è con Prospero , e si parla di una donazione fatta dai Signori Fabrizio e Prospero Colonna della tenuta di Zangati (come risulta nell’archivio Colonna ), località in territorio di Paliano, a Giovanni Bracaloni De Carlonibus di Genazzano. (4)
  • 1508. Dà in soccita quattro bovi ed una vacca in Paliano con obbligo di maggiare dieci rubbia di terreno.
  • 1510. Giovanni de Carlonibus, romano, abitatore di Genazzno, dà in soccita ad uno di Ofile quattro bovi con patto e condizione possa tenere e pascere detto bestiame nel tenimento di Roncate.
  • 1514. Autorizza la moglie Aquilina a vendere i beni di Fondi.
  • 1517. Giovanni de Carlonibus (nella rubrica detto Bracalone) acquista un terreno in contrada Muffiano da Antonio Bonnami alias Corsuccio.
  • 1518. Nel convento di S. Maria vi è un istromento in data 19 novembre 1518,  con il quale i padri Agostiniani danno terre in località la Pescara, in enfiteusi a terza generazione, a Giovanni De Carlonibus, nominato Civis Romanus, eques et habitator Jenezani.

(3) ecco ora la descrizione dei 13 di Barletta, dipinti in due volumi segnati XA41 e XA45 esistenti fra i manoscritti della biblioteca nazionale di Napoli: ……..VI- GIOVANNI BRACALONE- partito orizzontale d’argento al di sopra: fra tre bande di vermiglio e tre d’argento, sparse queste di merli d’azzuro al di sotto.

(4) Da altro documento non meno importante, citato pure dal Melchiorri, risulta come in un libro di franchigie territoriali, che non va oltre il 1530, alla pag. 471 si trovi: .”Alfonso di Giovanni Bracalone tiene la metà di Zancati per privilegio dello Ill.mo Sig. Prospero. La qual concessione fatta un anno dopo il combattimento di Quarata vuolsi credere largita dal Colonna al Bracalone in benemerenza del valore dimostrato e dei servigi resi in quella guerra”. (cfr. Il Politecnico, anno XXXIII, 1868, pag. 412-13).
 

  • 1518. I fratelli Domenico e Prospero figli di Paolo de Andreazzo de Carlonibus, tutti cittadini romani, vendono al fratello Giovanni, abitatore di Genazzano, una casa sita in Roma al rione Colonna.
  • 1520. Marzo. I nobili viri Giovanni de Carlonibus, Prospero de Biscia, et Pompeo Mondi « equjtes serenissimi imperatoris semper augusti sub regimine gubernatione.. Ill.mi Domini Prosperi Colonna armorum, etc… » eleggono il loro procuratore presso l'erario imperiale Joccardino de Joccardis residente in Napoli.
  • 1521. Acquista la terza parte della casa nella parrocchia di San Paolo nella via di Giù.
  • 1521. Ai 9 di ottobre, Aquilina, moglie dl Giovanni de Carlonibus, acquista le due terze parti della detta casa per il suo assente marito.
  • 1523. Ai 24 di Marzo, Giovanni dallo stesso notaro viene chiamato Bracalone abitatore di Genazzano, ed acquista una casa nella parrocchia di San Giovanni.
  • 1601. Carlo cav. Bracaloni ai 23 di ottobre affittava il pascolo della tenuta di Zancate.
  • 1601. Issifile vedova di Prospero de Bracalonibus vende il grano. Carlo Bracalonibus, Iulia Bosca de Bracalonibus, madre e tutrice di Ottavia, figlia del fu Ascenzo Bracaloni, Livia Felice de Bracalonibus, figlia ed erede di Ascanio e Porzia Biscia per la porzione del fu Alfonso Bracalone, tutti di Genazzano……………
  • 1679. Vittoria, moglie del capitano Giovanni, romano……….
  • 1681. Testamento di Prospero, figlio del fu capitano Giovanni Bracalone, civis romanus et viliternus……..

 

Pier Antonio Petrini, nelle Memorie prenestine pubblicate in Roma nel 1735 a pag. 198, parlando della Disfida di Barletta, dice che ai suoi tempi (1800) esisteva ancora la famiglia Bracalone.

Gli ultimi Bracaloni che risiedettero nel nostro paese furono i figli Giacomo e Gian Piero Bracaloni, tra cui Gaudenzio, morto nel 1734 a Saverio Alessandro Giuseppe Antonio, nato nel 1710.

A compimento dell'accennate notizie, si riporta il fatto storico che portò tanta gloria a Brancaleone, ai Colonna e a Genazzano. Dopo la guerra franco-spagnola perla conquista dell'Italia meridionale, i Colonna che avevano combattuto al fianco delle truppe delle Altezze Cattoliche di Spagna, si trovarono in Barletta con i propri armati. Avendo Charle de Torgues, detto la Motte, capitano francese, offese te truppe italiane, suscitando il loro sdegno, D. Inigo Lopez, spagnolo, propose al Francese uno scontro tra tredici cavalieri Francesi e tredici Italiani. il Petrarca ricordò l'avvenimento con questi versi:

 

Virtù contra amore
prenderà l'arme: e fia il combatter corto
che l'antico valore
negli italici cor non è ancor morto.

 

 

Prospero Colonna nelle "Memorie Colonnesi"
ci narra come avvenne la battaglia:
 ...la proposta essendo stata accettata, ne nacque quel singolare combattimento conosciuto nella storia con il nome di "Disfida di Barletta" nel quale 13 italiani, scelti nelle compagnie di Prospero e di Fabbrizio Colonna, combatterono da prodi contro 13 francesi, e vinsero per l'onore del nome italiano. Di quella memorabile giornata, in cui sul campo sventolò la bandiera della compagnia Colonna d'argento in campo rosso ed il motto "columna flecti nescio"…….
 «...Quel giorno spirava un vento furiosissimo che, avviene nei campi di Puglia, levava nuvoli di polvere. Scambiato il saluto, furono dati i segni della battaglia. Al terzo squillo i cavalieri italiani si mossero allineati contro i Francesi, che venivano ad assaltarli. Dopo pochi passi, questi presero il galoppo mentre i nostri, contrariamente a quanto si sarebbe creduto secondo il costume della milizia, abbassarono soltanto le lance senza spingere punto i cavalli, pronti a sostenere animosamente l'urto dei Francesi. Questi a 20 passi dai nostri si divisero in due schiere, l'una di sette, l'altra di sei Cavalieri; il che vedendo Ettore ordinò ai suoi di fare altrettanto: onde cinque Italiani si trovavano a fronte dei sei Francesi, mentre nell'altra schiera questi avevano lo svantaggio di uno. La violenza dell'urto non giovò ai Francesi, poiché i nostri saldamente li attendevano con le lance più lunghe di mezzo braccio. Questo primo urto non ebbe altro effetto che di far rompere alcune lance: pure gl'italiani ne uscirono compatti ed i Francesi in disordine.
 Il vento impediva di trarre ulteriormente le lance, così che ciascuno pose mano allo stocco od alla accetta, e si cominciò la battaglia alla stretta. I Francesi, già scompaginati, si ridussero in un angolo del campo per ripigliar fiato. Quindi con grandissimo impeto ritornarono sugli Italiani serrati, e dopo un quarto d'ora di combattimento, sostenuto dalle parti con eguale valore, ecco che un primo Francese fu scavalcato per varie ferite, e fu precisamente quel Grajan d'Asti che da parecchi cronisti e storici si ritiene per Italiano.


Il Perini continua:
...Caddero cavalli e cavalieri da una parte e dall'altra. La palma della vittoria per più tempo contesa: ma con animo grande il Bracalone, e, dopo di lui il Fanfulla, rimasti a piedi, dato di mano subito agli spiedi, valorosamente forando cavalli e cavalieri nemici fecero inclinar a favore degli Italiani la vittoria, che infine si dichiarò piena e completa per loro. Dal canto dei francesi uno restò morto, e detto fu che sei meritava, perché essendo da Asti, aveva prese le armi contro la propria nazione. Gli altri quasi tutti feriti, perché seco non aveano portato i cento ducati d'oro pattuiti (tanto era la loro baldanza e fiducia di vincere) furon menati prigioni a Barletta, dove bene accolti e consolati da Consalvo; doppoiché ebbero pagato, fu loro concessa licenza di tornarsene al campo francese, per predicare ai loro connazionali la moderazione della lingua, e di rispettar gli uomini onorati e valorosi di qualsivoglia nazione. Il Bracalone per la sua fulgida virtù militare fu fatto dal Consalvo cavaliere e da Prospero Colonna l'anno seguente ebbe in feudo la metà di Zancati.



 

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